Le spose bambine: Nojoom e tutte le altre

di Rachele Nuti

La sposa bambina (I Am Nojoom, Age 10 and Divorced) è un film del 2014, ispirato all’omonima biografia di Nojoud Ali. Lungometraggio di esordio di Khadija al-Salami, è stato il primo film yemenita sottoposto a considerazione per l’Oscar al miglior film in lingua straniera all’ottantanovesimo Academy Awards.

La storia di Nojoom è quella di tante giovani bambine yemenite, costrette a sposarsi in tenera età per rispondere ai dettami di una società che vede, ancora oggi, le donne sottomesse agli uomini.
All’età di dieci anni il padre, ridotto in miseria, la dà in sposa a un uomo di trent’anni. Dopo il matrimonio Nojoom viene ridotta a schiava: di giorno sottoposto ai soprusi della suocera, di notte alle ripetute violenze sessuali e fisiche del marito.

Ma Nojoom ha un carattere che difficilmente si adatta a questa condizione di sottomissione, tanto da rendere impossibile la vita a suo marito e a sua suocera. Dopo aver tentato ripetutamente di togliersi la vita, la bimba ha l’occasione di andare a trovare i suoi genitori. Questo momento nel film risulta essere cruciale poiché emergono chiaramente le regole non scritte della vita in Yemen. Mentre il marito di Nojoom parla con il padre, lamentandosi del comportamento della figlia che sta portando solo disgrazia e vergogna alla sua famiglia, la bambina racconta delle violenze subite alla madre, la quale spiega a sua figlia che, purtroppo, non vi né scelta né alternativa: Nojoom in quanto moglie deve accettare tutte le violenze che le vengono perpetrate dal marito, poiché praticarle è un diritto di quest’ultimo.

Dopo questo episodio Nojoom decide di scappare e intraprendere il suo percorso per chiedere il divorzio. In questa importante battaglia verrà assistita da un’avvocata della Corte Suprema e da un giudice, fortemente colpito dalla storia della bambina. 

Come abbiamo detto in precedenza, la vicenda di Nojoom altro non è che la storia di molte altre bambine. Tra queste vi è anche la regista stessa, Khadija al-Salami, che all’età di undici anni è stata costretta a sposarsi con un uomo di oltre vent’anni più grande, da cui anche lei è riuscita a emanciparsi.

 La conoscenza profonda di questa pratica e dalla cultura yemenita ha permesso ad al-Salami di dar vita a un film che si avvicina molto a un documentario in cui nessuno dei personaggi viene condannato, poiché gli unici nemici, come sostiene la regista stessa, sono l’ignoranza e la povertà.

Al Salami afferma che, pur essendo cresciuta in una famiglia che la amava è stata lo stesso data in sposa poiché queste sono le tradizioni e per una donna non vi è alternativa, almeno che non voglia essere ripudiata da parte di tutta la comunità. È il pregiudizio il motore della società yemenita, che spinge a compiere tante scelte, persino quelle ingiuste.

Anche la famiglia di Nojoom è vittima della miseria e dell’ignoranza. La prima ha costretto il padre a vendere i suoi figli pur di avere meno bocche da sfamare. È però l’ignoranza la chiave di lettura di tutta la vicenda, che spiega non solo il comportamento violento e prevaricatore degli uomini ma anche il collaborazionismo femminile che giustifica i soprusi verso le altre.

L’ignoranza “scagiona” anche il marito di Nojoom. Egli stesso, in tribunale, si difende affermando di aver sposato la bambina previo consenso del padre, facendo tutto ciò che corrisponde a quanto dettato dai precetti religiosi. Ed è questo il vero grande problema dal momento che tali precetti vengono trasmessi a una popolazione analfabeta, incapace di leggere e scrivere, e quindi di informarsi su ciò che effettivamente è riportato sui testi sacri.
La regista Al Salami nella sua narrazione non giustifica né condanna, semplicemente contestualizza la situazione e le scelte prese, lasciando allo spettatore il compito di riflettere.

A prescindere da come ognuno di noi, durante la visione del film, giudichi i singoli personaggi, vi è però un punto che mette tutti d’accordo: è l’assenza di educazione che genera questa spirale di violenza.
È proprio su questa grande falla che gran parte delle associazioni umanitarie cercano di lavorare in questi contesti. Tuttavia, oltre all’istruzione mancano anche leggi che impediscano tali matrimoni combinati. In Yemen, infatti, è legalmente possibile sposarsi prima dei 15 anni, sulla base di un emendamento del 1999 che fa riferimento al profeta Maometto, il quale sposò una bimba di nove anni. Sulla base di questa storia sono stati resi legittimi i matrimoni anche con bambine molto piccole, purché non vi siano rapporti sessuali sino all’arrivo della pubertà. Ma nella realtà, chi è che controlla ciò che avviene nelle mura domestiche? Nuovamente, una lettura dei precetti religiosi fatta in maniera strumentale agli interessi dell’uomo finisce per rovinare molte vite, di donne ovviamente.

Secondo Unicef attualmente sono 650 milioni le donne e ragazze che sono state date in sposa da bambine. Risulta, inoltre, che la pandemia di Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento messe in atto stanno esponendo le bambine economicamente e culturalmente più vulnerabili al rischio di matrimonio precoce.
La nostra speranza è che queste bambine possano trovare la forza e il supporto necessario per liberarsi da tale situazione di violenza, proprio come Nojoom.


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