Gianni Versace, l’uomo oltre la moda

Il 2 dicembre del 1946 nasce, a Reggio Calabria, il famoso stilista Gianni Versace, fondatore dell’omonima casa di alta moda. Icona del suo tempo, decide di utilizzare la sua immagine per portare avanti importanti tematiche sociali, come la lotta contro le discriminazioni omofobe e l’empowerment femminile.

In particolare, Versace attraverso il suo brand e la sua immagine porta alla ribalta un tema che a quell’epoca era destinato a rimanere nell’ombra, ovvero l’omosessualità.

Gianni Versace, in realtà, segue una tendenza che si era già manifestata nelle precedenti generazioni e che vede uno strettissimo legame tra moda e mondo omosessuale; la scelta dei prodotti ed il loro consumo è da sempre stata funzionale a costruire ed esprimere l’identità gay. Da qui nasce un’estetica subculturale in risposta alla discriminazione legale e all’esclusione sociale alle quali gli omosessuali erano sottoposti.

L’utilizzo del proprio corpo e del proprio modo di vestire come veicolo per influenzare l’agenda politica viene utilizzato anche da Gianni Versace. L’obiettivo che passava attraverso il suo abbigliamento e autorappresentazione del sé era quello di creare un cambiamento sociale, stimolando nuove discussioni sul genere e sulla sessualità capaci di abbattere gli stereotipi dominanti.

Gianni Versace associa la sua figura di stilista a quella di star; mediante tutta una serie di pratiche sociali egli è riuscito a consolidare la sua immagine e, proprio come un divo, ha alimentato attorno a sé una schiera di seguaci ed ammiratori che adoravano Versace non solo per le sue creazioni ma anche per le issues per le quali egli si batteva. Tra i fedelissimi di Gianni ricordiamo Elton John, Madonna, la Principessa Diana, Courtney Love oltre che le sue “super modelle”: Cindy Crawford, Linda Evangelista, Christy Turlington e Naomi Campbell. 

Aiutato dalla sua fama e dal suo genio stilistico, Gianni Versace arriva negli anni a ricoprire un importante ruolo all’interno della società, entrando a far parte di quella élite alla quale gran parte degli uomini aspiravano. Versace era “in” ma, soprattutto, era accettato per la sua omosessualità (sì raga, suona stranissima come frase ma non è così ovvia!). Proprio sulla base del suo status sociale, Versace decide di utilizzare la sua figura come cassa di risonanza per far emergere dall’ombra una parte della popolazione che per troppo tempo si era nascosta e vergognata, e che in quegli anni portava ancora il tremendo stigma collegato alla diffusione della malattia di AIDS.

La sua aperta omosessualità, unita alla sua voglia di abbattere stereotipi e status quo lo ha spinto verso un importante rivoluzione nell’abbigliamento maschile, che andò di pari passo all’introduzione della tematica dell’empowerment femminile all’interno della sua maison.

Versace riporta il suo ruolo di antagonista nella collezione Versus del 1989: rivolta prevalentemente ad un pubblico giovanile, chiarisce sin da subito che la posizione culturale sarebbe stata dissonante e contraria all’establishment.

Lo sradicamento di stereotipi messo in campo da Gianni Versace viene confermato anche nel suo libro “Men Without Ties”, che proponeva un ideale di abbigliamento maschile che si discostasse rispetto al canonico completo da ufficio.

Gianni Versace nelle sue creazioni ha sempre inserito elementi collegati a genere e sessualità, cercando appunto di andare oltre agli stretti standard della società del suo tempo. Alle volte il tema della sessualità poteva apparire sfacciato ma ciò non ha avuto impatto negativo nella sua clientela, che anzi individuava in questo stile il marchio di fabbrica del brand.

Basti pensare che i modelli più famosi della maison sono sofisticati abiti in stile bondage, baby doll in lattex, toghe a maglia di argento, oltre a gonne borchiate e stivali alti sino alle cosce con tacco a spillo. Con Versace la sensualità trasudava da tutti i pori!

In merito, non possiamo dimenticare la collezione autunno/inverno del 1992, dal titolo “Miss S&M”, sebbene sia più comunemente ricordata come “The Bondage Collection”. Versace stesso la definì come una serie di creazioni che vogliono spingersi oltre i confini della conformità. Nei capi di questa collezione elementi feticisti sono stati riadatti e inseriti in eleganti abiti da sera.

La collezione “Miss S&M” polarizza l’opinione del pubblico: c’è chi ama l’idea di libertà espressa dagli abiti, mentre altri vedono nei continui rimandi alla cultura fetish (ovvero nella pelle, cinture, lacci) una rappresentazione di donna come oggetto sessuale volto al piacere maschile.

In realtà, se consideriamo il fatto che Versace trasferiva nelle sue opere la sua vera personalità, possiamo vedere nella collezione “Miss S&M” una netta presa di posizione contraria all’oppressione sessuale che spesso viene esercitata da parte dei giudizi altrui che tendono a screditare, umiliare ed emarginare chi viene considerato come “diverso”.

Inoltre, questa collezione, nonostante i rimandi alla cultura fetish, in realtà nasce dall’idea di spingere la donna che la indossa ad essere forte e coraggiosa, introducendo così una nuova era di autenticità sessuale, in cui è la donna stessa a decidere come indossare alcuni elementi che, per anni, sono stati appannaggio del desiderio sessuale puramente maschile.

Tale idea di empowerment femminile passa da Donatella Versace, colei che prenderà le redini della maison dopo la prematura scomparsa del fratello. Sarà proprio lei, in occasione del Galà per il Centenario di Vogue di quell’anno, a indossare il più iconico capo dell’intera collezione, conquistando il pubblico di allora e passando alla storia.

A sancire ulteriormente la volontà di mantenere una linea continua e indissolubile tra la mission di Gianni e quella di Donatella vediamo come negli anni l’elemento caratteristico del vestito – ovvero l’intreccio dei lacci in pelle sul decolté – siano stati reinterpretati da Donatella per diverse collezione degli anni successivi.

Inoltre, la maison Versace continua a essere in prima linea in difesa e tutela dei diritti LGBT+, basti ricordare il fatto che Donatella nel 2019 è stata nominata come portabandiera dell’associazione Stonewall, che combatte per promuovere l’uguaglianza di omo, trans e bisessuali. Da questa nomina è derivata la collezione VERSACE X PRIDE, di cui parte del ricavato è stato donato alla Stonewall e alla Pride Live – organizzazione che si occupa di sensibilizzare le tematiche collegate alla comunità LGBTQ+.


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