#3×04 Titoli Contraddittori | Beautiful World, Where Are You? di S. Rooney

Senti Camilla, tu che li hai letti tutti: quando ti ho chiesto com’è Persone normali hai detto che sono tutto meno che normali. Qui il beautiful world io non lo vedo. Almeno in Parlarne tra amici vanno d’accordo o si stanno tutti sul ca…?

Coversazione privata tra Federica e Camilla

(Comunque in Parlarne tra amici si odiano tutti)

Il libro di questa puntata è Beautiful World, where are you? di Sally Rooney.

Sally Rooney è nata il 20 febbraio 1991 a Castlebar, in Irlanda. Laureata in Inglese al Trinity College di Dublino con un master’s degree in Letteratura Americana, scrive dall’età di 15 anni, quando completa la sua prima opera, a detta sua absolute trash. Porta a termine il suo primo vero romanzo, Parlarne tra amici, in tre mesi, durante il suo master’s degree, e lo pubblica nel 2017. L’anno dopo esce invece Persone normali, da cui viene tratta una miniserie e che consolida il suo successo come autrice e voce della sua (nostra) generazione, acclamata da pubblico e critica come la scrittrice più rappresentativa dei Millennials. 

Beautiful world, where are you? è il suo terzo e più recente romanzo, non ancora pubblicato in Italia. In un’alternanza di narrazione in terza persona e scambi epistolari tra le protagoniste femminili, è stato definito un “quadrilatero amoroso” composto in realtà da due coppie, da una parte Alice, scrittrice di successo reduce da un crollo nervoso, che nasconde la sua fragilità dietro il cinismo, e Felix, un uomo conosciuto su Tinder con cui scocca la scintilla nonostante un inizio burrascoso, e dall’altra Eileen, amica e coetanea di Alice, intrappolata in un lavoro duro e sottopagato, e innamorata da sempre di Simon, il nostro quarto protagonista, ai suoi occhi troppo bello, adulto e sicuro di sé per ricambiarla.

I personaggi di Sally Rooney sono individui dall’interiorità complessa e tormentata, che spesso sono causa dei loro stessi dispiaceri e dolori perché, pur consapevoli del proprio disagio, non riescono a dargli forma ed esprimerlo, lasciandosi sballottare dalla vita e dagli eventi, insoddisfatti dal presente, spaventati dal futuro, ma alla perpetua ricerca di un po’ di felicità, una piccola consolazione che dia forza per affrontare un mondo alla deriva. Sono giovani precari, dalle idee politiche più o meno convintamente tendenti a sinistra, costretti ogni giorno a fare i conti con una realtà ostile, con la sensazione di non essere mai abbastanza efficienti, coerenti, adulti, sensazioni in cui molti 30enni o quasi 30enni si riconoscono. 

Quello di oggi è un disagio giovanile inedito, sconosciuto alle generazioni precedenti, originato da un prolungamento forzato dell’adolescenza, con un mondo del lavoro che chiede di essere sempre più specializzati senza che questo si traduca in maggiore stabilità, costretti a dipendere dai genitori non per pigrizia ma per necessità perché come dice il saggio quando vivi con i tuoi quello che risparmi di affitto lo spendi in salute mentale, 

E non ci dimentichiamo che dobbiamo vivere anche con una classe politica che non ci rappresenta e non ha intenzione di farlo, più preoccupata a combattere contro un nemico immaginario, la dittatura del politicamente corretto e l’Europa cattiva che vuole rubarci il Natale, che a preparare un futuro per quelli che si ritroveranno nei casini quando tutti gli elettori anziani e conservatori che la politica si sta coccolando e arruffianando non ci saranno più. 

Con la sensazione di essere impotenti come dei bambini pur avendo l’età in cui pensavamo saremmo stati abbastanza grandi per cambiare il mondo, cerchiamo di non farci trascinare via dalla corrente, e la voce di autori e autrici come Sally Rooney, che questo disagio lo sentono e riescono a dargli una forma, diventa un’ancora di salvataggio, un salvagente che ci fa vedere che navighiamo in un mare di me… ma siamo tutti nella stessa barca. 


Ti regalo un libro

di Camilla Magnani

A quanti di noi, amanti dei libri, è stato regalato un libro a Natale semplicemente perché era la scelta più facile? In effetti siamo la gioia di chi non è capace di fare i regali. Ci date un libro e siamo tutti contenti. Che poi non è sempre vero eh, non mi stancherò mai di raccontare di quella volta in cui un gruppo di amici che pensavo mi conoscesse abbastanza bene mi ha regalato il secondo libro di una trilogia che non avevo mai letto o menzionato. O come dimenticare quegli amici dei miei nonni che mi hanno regalato per due anni la stessa identica edizione di Alice nel paese delle meraviglie. Con tanto di dedica!

Però, per tutti coloro che hanno consultato le classifiche per regalare un libro, oggi voglio raccontarvi dei libri che hanno venduto di più e, presumibilmente sono stati regalati di più, negli ultimi cento anni.

Spulciare le classifiche, soprattutto quelle di inizio novecento è stata un’esperienza davvero strana. Molti dei libri che finiamo per amare e studiare non sono nemmeno nella classifica dei best-seller. Ben 101 fa, quando Fitzgerald pubblicava Di qua dal paradiso e usciva il primo libro di Agatha Christie, negli Stati Uniti il best-seller di quell’anno era The man of the Forest di Zane Grey, un dentista in pensione che faceva un botto di soldi scrivendo libri ambientati nel far west.

Gli anni ’30, poi, mentre negli Stati Uniti Margaret Mitchell vantava il record di vendite in due anni di seguito per il suo Via Col Vento, in Italia un altro americano faceva successo con la traduzione di uno dei primi libri di self-help della storia probabilmente. Sto parlando di Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill, uscito nel 1937.

Gli anni quaranta poi, nemmeno a dirlo, segnano l’entrata di molte più donne in classifica. Quindi mi sono chiesta: durante la seconda guerra mondiale ci sono state più scrittrici o più lettrici donne? Le scrittrici hanno finalmente avuto più posto perché gli uomini erano in guerra o perché dato che gli uomini erano in guerra la maggior parte delle persone che potevano dedicarsi alla lettura a casa erano donne e quindi compravano libri scritti da donne? E quindi la mia ultima domanda è: ma se gli scrittori uomini vengono letti da tutti, le donne vengono lette solo dalle donne? E che ve lo dico a fare, tutto questo pensare, parecchio inusuale per me, mi ha portato su una tangente parecchio interessante. In un articolo del luglio di quest’anno, la scrittrice e ricercatrice Mary Ann Sieghart si firma M.A. Siegart e già nella prima riga spiega il perché. “Voglio che anche gli uomini mi leggano”. Vi abbiamo già parlato in passato delle scrittrici che hanno usato pseudonimi maschili per essere prese in considerazione, ma ciò che è interessante è quanto resti un problema davvero rilevante. Sieghart spiega di aver commissionato alla Nielsen Book Research una ricerca per per capire chi leggesse cosa. E salta fuori, sorpresa sorpresa, che le autrici più acclamate, come Jane Austen o Margaret Atwood, vengono lette nell’80% dei casi da donne, lasciando in media quindi un misero 20% di uomini, mentre invece gli autori di best-seller di sesso maschile, come Dickens, Tolkien, Stephen King, hanno quasi un bel cinquanta e cinquanta.

La donna più letta è apparentemente dagli uomini è L.J. Ross, pseudonimo di Louise Ross, che probabilmente usa le sue iniziali per vendere più libri. E chi può biasimarla.

Tuttavia, le statistiche di Good Reads ci dicono anche che quando gli uomini leggono libri scritti da donne danno a questi ultimi un punteggio più alto di quelli scritti da uomini.

Hey, ma i libri prima bisogna comprarli e purtroppo ancora oggi gli uomini non sono abbastanza interessati ai libri scritti da donne, anche quando si tratta di non fiction. Dolly Alderton, che ha vinto il National Book Award nel 2018 per migliore autobiografia con Everything I Know about Love dichiara che nonostante il successo del suo libro, le testate giornalistiche hanno praticamente sempre e solamente inviato donne ad intervistarla. Come se una biografia scritta da una donna parlasse solo alle donne, come se fosse un’esperienza di nicchia.

Non sorprende infatti che quasi tutti i best seller di cui vi parlerò siano scritti da uomini. Questo non li rende meno belli o meno rilevanti. Perché se c’è una cosa che bisogna imparare è che il successo di qualcuno non oscura l’opera di altri, non la rende meno bella, interessante o importante.

Spesso, in fin dei conti, molti libri vendono tantissimo perché sono una risposta al periodo in cui vengono pubblicati. Come il numero uno del 1951, Da qui all’eternità, un romanzo che ripercorre l’attacco a Pearl Harbour. Un romanzo sicuramente importante, ma che probabilmente non può davvero competere con il successo che ancora hanno altri due libri usciti nello stesso anno: Il giovane Holden di J.D. Salinger e la traduzione in inglese di Siddharta di Herman Hesse.

E due anni dopo, ancora, The Robe, un libro che parla della crocifissione di Gesù, di Lloyd C. Douglas era numero uno nel mondo anglosassone grazie al suo adattamento cinematografico, lasciando tuttavia fuori dalla classifica libri come il nostro caro Fahreneit 451. Ironico no? Un libro su Gesù lascia fuori dalla classifica il libro di Bradbury.

E l’anno dopo ancora, Il Signore delle Mosche sarà fuori classifica assieme al Signore degli Anelli. E potrei andare avanti per sempre probabilmente.

Molti dei libri che conosciamo e consideriamo classici, al tempo non riuscivano nemmeno ad entrare in classifica. Questo non vuol dire che non vendessero, ma che ci vogliono anni prima di riconoscere le vere perle del passato. È capitato a pochi artisti di essere giustamente famosi e apprezzati in tempo reale e di essere davvero ricordati per il proprio talento – ehm, Beatles -.

 Sul finire degli anni 50 abbiamo Pasternak con Il Dottor Zivago al primo posto seguito poco più in giù da Lolita di Nabokov. E qualche anno più tardi Harper Lee e molte altre donne iniziano ad apparire in classifica.

Più ci avviciniamo ai giorni nostri, più libri diventano assoluti casi editoriali restando primi in classifica per più anni consecutivi. Negli anni ’70 il libro rimasto numero uno più a lungo è un libro che ho letto da piccola e probabilmente non ne ho mai colto il fascino.

Provate ad indovinare? Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach.

Però il best seller che mi ha fatto più ridere è stato quello del 1977. Il Silmarillion di Tolkien. Raga, l’avete comprato, ma in quanti l’avete letto. Dai, sinceri. Anche io adoro il Signore degli Anelli eppure sono onesta con voi. Io il Silmarillion non so se lo leggerò mai. Però è un po’ come la Bibbia per i cattolici, una copia in casa ce la devi avere perché non si sa mai.

Poi negli anni 80, tra i vari successi di Stephen King, si piazza altissimo in classifica probabilmente uno dei primi romanzi italiani contemporanei considerato un successo mondiale. Il nome della Rosa di Umberto Eco, tradotto in quarantacinque lingue e apprezzato ovunque, anche nella sua versione cinematografica ma soprattutto amato tanto da aver pure ispirato la canzone The sign of the cross degli Iron Maiden.

Gli anni 90 invece sono abbastanza noiosi. Dal 94 al 2000 c’è solo un capitano. John Grisham, che è sempre primo in classifica e dico SEMPRE, interrotto solo nel 2003,2004 dal Codice da Vinci di Dan Brown, ma restando sempre tra i primi dieci negli anni successivi, anche quando vengono pubblicati tutti i romanzi di Stieg Larsson.

Nel 2011 la gente invece amava talmente tanto The Help che i primi due classificati sono The Help il libro di Kathryn Stockett e The Help di Kathryn Stokett, nella versione cinematografica. E vabbè, non li biasimo. Gran bella storia.

Ma poi arriva il 2012. Siete pronti? No, non credo. L’avete sempre saputo che sarebbe arrivato questo momento ma non siete pronti veramente. Dopo anni passati a scrivere una fanfiction su Twilight su Internet, una scrittrice di nome E.L. James nel giro di un anno pubblica la trilogia Cinquanta sfumature di grigio, rosso e nero. Lo scrittore Salman Rushdie ha dichiarato “Non avevo mai letto una cosa così brutta che poi è stata pure pubblicata. In confronto Twilight è Guerra e Pace”.

Io invece mi chiedo se tra 100 anni leggeremo Twilight o Cinquanta Sfumature. Spero nessuno dei due.

In qualsiasi caso, ciò che mi rende veramente orgogliosa da quando vivo qui in Inghilterra è vedere in libreria romanzi di autrici italiane. Elena Ferrante è praticamente ovunque e Viola di Grado, giovane scrittrice italiana vincitrice del Premio Campiello a soli 23 anni, con il suo Settanta acrilico Trenta Lana, nel 2012 è riuscita ad entrare nelle classifiche statunitensi dei dieci libri più letti. Ed era il 2012. L’anno in cui i primi quattro libri erano i tre di cinquanta sfumature e il quarto era box set dei tre libri di cinquanta sfumature.

Comunque tutti quelli di cui vi ho parlato fino ad ora sono dati raccolti anno per anno. Ma se diamo uno sguardo alle classifiche mondiali di questo secolo e quello scorso ovviamente Tolkien e la Rowling dominano.

I cinque libri singoli che hanno venduto di più nella storia, e di cui abbiamo dati sufficienti sono:

1.      Lo Hobbit

2.      Harry Potter e la pietra filosofale

3.      Il Piccolo Principe

4.      Il Sogno della camera rossa di Cao Xueqin, un classico della letteratura cinese di ben 1115 pagine con ben trenta personaggi principali e oltre quattrocento personaggi secondari. Prossimo podcast?

5.      Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

E vi stupirà sapere che Le Avventure di Pinocchio ha venduto di più del Codice da Vinci.

Vi farà piacere sapere anche che Orgoglio e Pregiudizio, ma pure Charlie e la fabbrica di Cioccolato hanno venduto di più di Cinquanta sfumature. Ma soprattutto ho scoperto che la Divina Commedia è in classifica e ha venduto di un altro racconto in prima persona che per tutti noi è un po’ come un libro sacro, ossia il Diario di Bridget Jones.

Harry Potter poi è la serie che ha venduto di più nella storia di tutti i tempi ovviamente, mentre al secondo posto troviamo Piccoli Brividi. Diario di una schiappa ha venduto più della serie legata a tutte le avventure di Robert Langdon. Ma soprattutto, sappiate che l’italianissimo Geronimo Stilton ha venduto di più della serie delle Cronache di Narnia, Hunger Games, Uomini che odiano le donne e James Bond. E bravo Geronimo, ma soprattuto brava a Elisabetta Dani, la sua Fikissima scrittrice!

E quindi, regalate più libri di scrittrici. Perché le statistiche non mentono, non sono di meno, non sono meno belli, siete solo voi che non li comprate. E se Geronimo Stilton ci ha insegnato qualcosa è che, se vogliamo, abbiamo tutti il potenziale per essere fiki stratopici!

Here are the Biggest Fiction Bestsellers of the Last 100 Years ‹ Literary Hub

I 10 libri più venduti di ogni epoca – Pescini.com

Why do so few men read books by women?

LJ Ross – Wikipedia

What Were We Reading 30 Years Ago? 1983’s 10 Bestselling Books


Voglio un pazzo Natal

di Federica Caslotti

Oggi, amiche, amici e amic* della Fika, avrei voluto parlarvi delle più bizzarre tradizioni irlandesi legate al Natale. 

Sono rimasta però molto delusa nello scoprire che gli irlandesi, in questo, sono dei basic cattolici: fanno la messa di mezzanotte, e la facciamo anche noi. Fanno il bagno in mare la mattina del 25, in Italia ci tuffiamo nel Tevere, che non per vantarci ma credo sia ben più inquinato del mare d’Irlanda. hanno un programma televisivo che va in onda solo durante le feste ma non sono riuscita a capire l’entusiasmo.

Quindi oggi vi porto in giro per il mondo, a scoprire i personaggi più bizzarri, le tradizioni più assurde e tante nuove idee per mettere un po’ di pepe nelle vostre feste natalizie. 

La prima tappa non è molto lontana dall’Irlanda: in Galles infatti vive un personaggio molto interessante. Nelle isole britanniche diverse tradizioni folkloristiche locali prevedono di portare in processione un uomo vestito da animale, ma Mari Lwyd  che galoppa nelle notti tra Natale e Capodanno si distingue per il suo aspetto peculiare. Il costume è infatti composto dal teschio di un cavallo montato su un palo, ammantato da un telo bianco che copre la persona che lo porta. In alcuni casi, la mandibola del cavallo può aprirsi e chiudersi, e cosa fa questa bestiolina deliziosa? Vuole entrare in casa tua, a mangiare il tuo panettone e a bere la tua birra, e tu devi impedirglielo. Mari Lwyd e i suoi compari quindi si mettono davanti alla tua porta a cantare una canzoncina con cui ti chiedono di aprire, e tu devi ribattere con dei motivi per cui non dovrebbero entrare. è una rap battle.

Quando poi i padroni di casa non riescono più a inventarsi scuse, devi lasciarli entrare. 

C’è chi ha ipotizzato che la tradizione abbia addirittura radici precristiane. In realtà non ci sono assolutamente prove di ciò. La prima testimonianza registrata risale al 1800, e la tradizione è stata diffusissima fino agli anni ‘20-’30, per poi farsi più rara negli anni ‘60. 

Continuiamo il nostro viaggio, ma fermiamoci un attimo sulle nostre alpi, a respirare l’aria frizzante, ammirare il paesaggio innevato, scappare dai demoni capra che ci inseguono per portarci all’inferno. Krampus è un personaggio associato a San Nicola, vescovo di Myra, festeggiato il 5 dicembre che come sappiamo sarebbe all’origine di Babbo Natale. Secondo la tradizione, diffusa in particolare in Trentino-Alto Adige, Friuli, Slovenia, Austria e Croazia, San Nicola sconfisse il Diavolo obbligandolo a sottomettersi. Da allora quindi i diavoli accompagnano il santo, nel giorno della sua festa, nelle sue processioni in città, minacciando i cattivi mentre San Nicola distribuisce dolciumi ai bambini buoni. Durante la processione, chi si ritrova ad avere a che fare con i Krampus rischia di ricevere scudisciate con code di vacca e di farsi impiastricciare con la pece. Meeeraviglioso.

E in questo territorio abita anche Perchta, la splendente, la Signora delle Bestie, un personaggio in questo caso davvero risalente a tradizioni precristiane. Guardiana del mondo animale, è associata a Holda, personaggio del folklore germanico, e anche alla Befana, per certi aspetti. Ma in Austria c’è un’interpretazione originalissima di questa figura: sto parlando di Schnabel Perchten, una figura vestita da vecchina, con un gigantesco becco bianco che le nasconde la faccia, che il 5 di gennaio va di casa in casa a controllare che sia tutto pulito. Le Schnabel Perchten portano sempre con sé forbici e ferri da calza, e secondo la tradizione taglierebbero la pancia al proprietario di casa negligente. Nonostante questo pericolo, la gente accoglie con gioia questi personaggi perché dicono che porterà fortuna per tutto l’anno. 

Facciamo un balzo enorme e spostiamoci in Giappone. Quale sarà il piatto tipico del giorno di Natale? Avete tre secondi per pensare a cosa potrebbe essere… Esatto: il pollo fritto di KFC! 

Ogni stagione natalizia circa 3,6 milioni di famiglie giapponesi si concedono il pollo fritto della catena americana di fast-food, in quella che è diventata una tradizione nazionale.

Immagino vi starete chiedendo perché. Negli anni 70 quando la catena di fast food arrivò nel Paese del Sol Levante, Takeshi Okawara, manager del primo ristorante, ideò una promozione natalizia dopo aver sentito due stranieri lamentarsi di quanto gli mancasse il tacchino del giorno di Natale: grazie a un’abilissima campagna di marketing e al fatto che non ci fossero solide tradizioni natalizie preesistenti in Giappone, l’idea prese velocemente piede, diventando oggi una tradizione consolidata. 

Ma se vi sembra strano mangiare pollo fritto il giorno di Natale, aspettate di sentire cosa fanno in Catalogna. Lì i bambini allevano in casa un Caga Tiò, un tronchetto di Natale, decorato con un musetto tenero, un cappello natalizio e una copertina per non prendere freddo. I bambini devono dare da mangiare al tronco fino al 24 dicembre, quando poi prenderanno a bastonate il Caga Tiò cantando una canzoncina, per conciliargli la digestione e aiutarlo a cagare i regali del 25 dicembre. Non lo trovi dolcissimo? 

Ultimissimo, anche se forse un po’ off topic: sai che gli ebrei americani hanno la tradizione di mangiare cinese il giorno di Natale? 

“L’associazione dei ristoranti cinesi degli Stati Uniti desidera estendere i suoi più sentiti ringraziamenti al popolo ebraico. Non capiamo fino in fondo le vostre abitudini alimentari, ma siamo orgogliosi e grati che il vostro Dio insista che mangiate cibo cinese a Natale” recitava un cartello esposto in un ristorante cinese a New York.

A New York nel Lower East Side la comunità cinese e quella ebraica sono cresciute a stretto contatto e fin dalla fine del XIX secolo ci sono testimonianze di ebrei che si ritrovano a mangiare nei ristoranti cinesi. C’è per esempio un articolo che redarguisce gli ebrei praticanti che sono soliti mangiare cibi non kosher in questi ristoranti, e una testimonianza di un ristoratore cinese che nel giorno di Natale del 1935 aveva regalato un pasto caldo ai bambini del Jewish Children’s Home in Newark, New Jersey.

La cucina cinese è relativamente “sicura” di altre tradizioni culinarie tipiche di immigrati, per esempio nella cucina italiana si mescolano spesso carne e latticini, e questa unione non è considerata kosher, cioè non è considerata “adatta” a essere consumata per gli ebrei praticanti. Invece la cucina cinese non usa latticini e quindi il problema non sussiste, e per quanto riguarda altri alimenti, come il maiale e i gamberi, è considerata “accettabile” perché non si vede, cioè di solito è magari nei ripieni, mescolata ad altre carni, quindi la si può mangiare fingendo di non sapere che è lì.


3 risposte a "#3×04 Titoli Contraddittori | Beautiful World, Where Are You? di S. Rooney"

      1. Allora sono onorato di avertelo fatto scoprire: è un capolavoro. Colgo l’occasione per dirti che mi sono appena iscritto al tuo blog. Grazie a te per la risposta! 🙂

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