Come volano le api di Chiara Castello: romanzo d’esordio di una scrittrice dalla cripticità empatica

di Martina Da Ros

Quando ho saputo che Chiara avrebbe visto uscire a breve il suo primo libro ho pensato che fossimo diventate adulte.
Intendiamoci, lei era (ed è ancora) di sicuro più adulta di me. Non so perché l’idea che fosse diventata una scrittrice si abbinasse così di getto all’età adulta, ma è stato un momento di rivelazione: il nome Chiara Castello non sarebbe stato “solo” più quello della mia ex coinquilina dei tempi andati della triennale, ma sarebbe stato dominio del pubblico lettore.


Procediamo con ordine. Chiara e io abbiamo vissuto insieme ad altre ragazze a Genova, quando entrambe eravamo studentesse di traduzione e scrivevamo per diletto, senza alcuna pretesa, poi, finito il tempo di sessioni, tesi di laurea e notti insonni causa studio, le nostre vite hanno preso vie diverse.
Certo, ci siamo tenute in contatto e la nostra comune passione per il pattinaggio ha fatto sì che organizzassimo un’uscita sulla pista triste e misera (ma pur sempre una pista era) della cittadina che unisce i nostri paeselli altrimenti lontani e dispersi l’uno dall’altro. Poi mettiamoci dentro le magistrali, gli stage, un’epidemia mondiale e la vita in generale ed ecco come mi sono accorta che Chiara avrebbe pubblicato il suo primo romanzo scrollando il mio feed di Instagram.
Non ho potuto fare a meno di scriverle subito: Chiara, ma pubblichi un libro? Ma è un sogno che si realizza, non ci credo!
Era stato il desiderio pubblico o proibito che fosse di molte di noi, della nostra cerchia, quello di vedere il proprio nome sulla copertina di un libro, dopo che per anni avevamo divorato letture come non ci fosse stato un domani.
Insomma sì, il sunto è che Chiara (per voi però Chiara Castello perché se non siete stati suoi coinquilini e non avete condiviso con lei l’aula studio del convitto non la potete mica chiamare per nome, cioè dai) ha scritto un “romanzo fantascientifico apocalittico”.
L’ho letto e non vi spoilero niente se non la trama che potete reperire su qualsiasi piattaforma di vendita perché così sono certa di non rovinare la sorpresa a nessun*, ma vi anticipo che è stato pubblicato da “Le plurali”, una casa editrice femminista il cui simbolo è una macchia perché

“uniche e originali, a volte le macchie nascono per caso per poi fare rete con altre macchie e diventare segni, sillabe, parole e storie di cui non puoi fare a meno”.

Il romanzo inaugura la collana “Le Cantastorie”, dedicata alle autrici emergenti.


Il romanzo fantascientifico apocalittico “Come volano le api è uscito il primo dicembre del fu 2021, per cui vi perdoniamo se non l’avete ancora letto ma vi invitiamo a farlo. Racconta di una distopia ambientata secoli dopo un’epidemia che ha minacciato di distruggere la specie umana (e pensare che Chiara l’ha scritto prima del Covid-19) e in particolare in una riserva di caccia in cui vivono i subumani, cacciati dagli umani. E di più non vi dico.


Chiara ha una scrittura ermetica e sa come usarla. Non è superficiale, ci sono sfumature profonde che a volte assumono quasi una stesura lirica e racconta la storia a tratti straziante di un mondo distorto e contorto che assomiglia in modo pericoloso al nostro. Ha scritto quella che sarebbe diventata la bozza del libro, ovvero un racconto, prima dell’emergenza sanitaria, dopo una riflessione su quanto il significato della parola “riserva” (idea di conservazione) si scosti dal suo vero fine (caccia e morte). Da qui il bisogno di empatizzare e quindi scrivere mettendosi nei panni di chi è costretto a vivere in questi luoghi, gli animali selvatici, per poi ampliare il tema a un più generale sfruttamento, che può essere inteso come sfruttamento di tutto ciò e di chiunque sia visto come minoranza oppure sfruttamento dell’ambiente naturale. La chiave di lettura diventa in questo contesto la possibilità di mettere in discussione l’opinione più comune e diffusa, per dare voce ad altri punti di vista.
La campagna in cui è cresciuta Chiara ricorre spesso nel romanzo, nonostante non sia specificata la zona geografica, ma è un dettaglio che lei considera importante per la sua formazione di persona e scrittrice, così come la spiritualità: “tutti ne hanno una”, mi ha detto, riferendosi alla ricerca di risposte che caratterizza alcuni momenti del libro e della vita umana in generale. Il bisogno di appellarsi a qualcosa, non per forza a una persona o divinità, ma anche a un sentimento o una convinzione potente.
Mi ha colpito soprattutto un’altra risposta che Chiara mi ha dato e questa la scrivo per intero, con professionalità, come se fossi un’adulta vera come lei:
D: “Secondo te, se ci fosse davvero il rischio che gli umani si ammalassero e morissero in massa, si creerebbero delle riserve in cui allevarli?”
R: “Secondo me sì. Abbiamo visto come si impazzisce durante un’emergenza.” Pausa. E se avesse ragione? Se arrivassimo sul serio a pensare che pur di far sopravvivere la specie umana sarebbe opportuno rinchiudere alcuni esemplari in una riserva, riprodurli per mezzo della scienza e, a pericolo schivato, privarci di loro, come se tutto questo fosse normale?

Come volano le api è il primo romanzo di una scrittrice criptica, che scrive così come sembra che i pensieri le attraversino la mente. Sono difficili, intensi, pieni di riflessioni e quasi mai senza una conclusione, ma con un velato incitamento alla collettività, alla reazione e al rifiuto dell’accettazione passiva. C’è un po’ di Chiara Castello dentro al romanzo, col suo lato più oscuro e difficile e ben lontano dal viso solare e sorridente che compare sulla quarta di copertina, creando un’ interessante parallelismo di aspetti che insieme possono convivere. 


A me non resta che ringraziare Chiara e iniziare anche io a chiamarla col cognome. Grazie per avermi permesso di leggere un libro che non è il mio genere perché non sono appassionata né di fantasy né di fantascienza, ma tu mi hai dato la possibilità di iniziare a colmare questa lacuna. E adesso ti chiamerò anche io Chiara Castello, come il pubblico lettore, perché sei diventata una scrittrice a tutti gli effetti e così come la tua Carla cresce mentre vive una dimensione che in fondo non le appartiene, anche noi siamo cresciute,  siamo distanti dai tempi del convitto universitario e la dolce Chiara che parlava in modo a volte criptico si è trasformata nella scrittrice Chiara Castello che sfoggia uno stile narrativo suo e soltanto suo mentre firma le copie che affollano gli scaffali delle librerie.


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