#3×06 Così va la vita | Mattatoio n.5 di K. Vonnegut

Là in quell’ospedale Billy stava vivendo un’avventura che capita spesso agli inermi in tempo di guerra. Stava cercando di dimostrare a un nemico ostinatamente sordo e cieco che lui e le cose che diceva potevano essere interessanti.

Nato a Indianapolis nel 1922, Kurt Vonnegut, scomparso nel 2007, è stato un autore statunitense. Le sue opere sono ascrivibili per la maggior parte al genere della fantascienza, anche se gli elementi fantastici e fantascientifici sono mescolati ad altri di genere satirico e umoristico. 

Nel 1943, a 21 anni, Vonnegut lascia l’università per arruolarsi come volontario nella seconda guerra mondiale. Nel ‘44 viene fatto prigioniero nelle Ardenne, e trasferito in Germania, a Dresda. Qui assiste al bombardamento che tra il 13 e il 15 febbraio 1945 rade al suolo la città, salvandosi solo perché era riuscito a trovare rifugio in un deposito sotterraneo usato per conservare la carne macellata.

Su questa esperienza autobiografica si basa il suo romanzo più famoso, Mattatoio n.5, appunto, il cui protagonista è Billy Pilgrim, un reduce male in arnese che scopre, proprio nel momento in cui viene catturato dai tedeschi, di essere in grado di viaggiare nel tempo, rivivendo in ordine sparso momenti passati o futuri della sua vita. 

Il romanzo resta in gestazione per ventitrè anni nella mente dello scrittore, che nel primo capitolo ne descrive la genesi, soffermandosi in particolare su un episodio: già scrittore di successo,Vonnegut  riprende i contatti con un vecchio commilitone, Bernard O’Hare, e durante la visita si rende conto che Mary, la moglie di quest’ultimo, dopo aver mandato i figli a giocare in un’altra stanza, ha un atteggiamento freddo e a tratti ostile nei suoi confronti. Alla fine la donna svela il motivo del suo astio, accusando lo scrittore di avere in mente una narrazione epica ed eroica della guerra con queste parole:

Eravate solo dei bambini, durante la guerra… Come quelli che stanno giocando di sopra! […] Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero? […] Fingerà che eravate degli uomini anziché dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato di sopra.

Da questo dialogo deriva anche la decisione del sottotitolo, La crociata dei bambini, un riferimento ai soldati, giovani e inesperti, costretti a combattere in guerre che spesso non hanno scelto, mandati a morire per interessi che non li riguardano. 

Mattatoio n.5 è considerato una delle opere pacifiste per eccellenza. La narrazione non lineare rende il romanzo, come dice l’autore stesso: 

Breve, confuso e stonato, perché non c’è nulla di intelligente da dire su un massacro. Si suppone che tutti siano morti, e non abbiano più niente da dire o da pretendere. Dopo un massacro tutto dovrebbe tacere, e infatti tutto tace, sempre, tranne gli uccelli. E gli uccelli cosa dicono? Tutto quello che c’è da dire su un massacro, cose come “Puu-tii-uiit?”.

Il tono del narratore è familiare e ironico, lasciandosi andare a tratti al black humor e al nonsense, il ché non diminuisce il potere lirico ed emotivo della storia. Il suo ritratto di Billy è intimo ma ambivalente, e più volte ce lo dipinge come un narratore inaffidabile, tracciando una distinzione tra la realtà e l’interpretazione di Billy degli eventi.

C’è una frase ripetuta varie volte nel romanzo, in particolare dopo ogni menzione relativa alla morte, e questa frase, che in inglese è “So it goes”, è stata tradotta in italiano con “Così è la vita”. E’ una frase apparentemente fatalista, leggera e superficiale, ma in questo modo, sottilmente, il narratore tiene la conta dei morti, e ci mostra attraverso la reazione di Billy la desensibilizzazione cui si va incontro con l’esperienza della guerra.

In questo momento la guerra è tornata pericolosamente vicino a noi: sarebbe ipocrita fingere che il conflitto russo-ucraino non ci stia colpendo in modo diverso rispetto agli altri cui abbiamo assistito negli scorsi anni. L’Ucraina è un Paese europeo, la Russia una potenza che neanche tanto velatamente sta minacciando l’Occidente, noi compresi, con il suo arsenale. In questo scenario sarebbe facile immaginarsi i soldati russi come grossi, brutti e cattivi, ma le immagini che li ritraggono ci mostrano dei ragazzi di 20 anni o poco più, bambini mandati a combattere al posto di vecchi sporcaccioni che si arricchiscono sul massacro.

Non è la prima guerra che vediamo nella nostra vita, le vittime non sono più o meno importanti di altre, ma in questo momento nella testa e nel cuore di molti la paura per questa guerra rappresenta la paura per tutte le guerre, passate e future. 

FONTI

Spark Notes, Slaughterhouse n.5


Secchi, polli e altre armi improprie

di Federica Caslotti

Mi piace scherzare su cose su cui non bisognerebbe farlo. Cose che mi fanno paura, su cui non ho il controllo, di cui rido perché so che se ci penso troppo faccio prima ad andare di là e farmi uno shot di candeggina. Quindi, perché no, possiamo anche cercare di trovare il lato divertente della situazione, che non c’è, e quindi ce lo inventiamo noi, con un campionario assolutamente incompleto e inaccurato delle battaglie, conflitti, baruffe e parapiglia più strampalati della Storia. 

Dimenticate la bella Elena di Troia, nella realtà motivi ben più triviali dell’amore della donna più bella del mondo hanno spinto gli uomini ad andare in guerra. 

Ad esempio, si può andare in guerra per un secchio, come è accaduto nel 1325 quando i modenesi rubarono dalla città di Bologna un secchio da un pozzo scatenando la “guerra della secchia rapita”. Questa guerra fu in realtà uno dei tanti episodi legati alle lotte tra guelfi e ghibellini che agitarono la penisola italiana nel XIV secolo, e in realtà pare che non sia stato il secchio a scatenare la battaglia ma che i modenesi, usciti vittoriosi dalla Battaglia di Zappolino, si siano portati via un secchio da Bologna come trofeo e prova di essere arrivati a combattere entro le mura della città nemica. A perpetrare la leggenda che a scatenare la guerra sia stata Elena la secchia contribuì il poema eroicomico del poeta italiano Alessandro Tassoni. Se vi interessa, la famosa secchia si trova ancora a Modena

In altri casi non sono stati complementi d’arredo ma parti anatomiche a infiammare gli animi: come nel caso della guerra dell’orecchio di Jenkins. Anche nota col nome meno divertente di Guerra del Asiento in spagnolo, indica il conflitto tra Inghilterra e Spagna durato dal 1739 al 1748. Le due potenze coloniali erano già ai ferri corti dal momento che le loro aree di commercio nelle Americhe si stavano pericolosamente sovrapponendo e i francesi stavano entrando nell’equazione complicando ulteriormente la faccenda. Ma il casus belli sembra essere stato un marinaio della guardia costiera spagnola che pensò bene di tagliare un orecchio a Robert Jenkins, mercante britannico la cui nave stava venendo perquisita in cerca di merci di contrabbando. Addirittura sette anni dopo, a sostegno del proseguimento delle ostilità, Jenkins fu fatto sfilare davanti al Parlamento britannico, naturalmente senza il suo orecchio.

Si dice che in guerra e in amore ogni arma sia lecita ma qualcuno sembra averla presa un po’ troppo alla lettera, come la nave uruguayana che durante la guerra con il Brasile nel 1865, finite le munizioni, decise perché no di ricorrere a formaggio stantio. Pare anche che sia stato efficace e che i brasiliani si siano dovuti ritirare. 

Altra arma impropria è il cannone a polli morti, che in realtà è stato inventato per proteggere gli aerei dalle collisioni con i volatili, ma potrebbe avere impieghi senza dubbio interessanti in situazioni belliche. Funziona così, per testare la resistenza di varie componenti meccaniche degli aerei il cannone le colpisce a velocità diverse che simulano diversi momenti del volo. Le munizioni di questo cannone sono carcasse di uccelli di diverso peso, e infatti il National Research Council of Canada, patria di questa meravigliosa trovata, è anche la casa del pollo più veloce del mondo dopo che nel 70 condussero un esperimento che sparò un proiettile di pollo e gelatina alla velocità del suono.  

Sarete felici di sapere che recentemente il cannone ha cominciato a sparare polli di gomma che andranno a sostituire quelli veri. 

A volte la guerra dura meno di una puntata della vostra serie TV preferita, è il caso della guerra anglo-zanzibariana combattuta il 27 agosto 1896 e durata 38 minuti. A fornire un pretesto per attaccare fu la morte del sultano filobritannico Ḥamad bin Thuwayni  cui successe Khālid bin Barghash senza il permesso dei britannici che dal 1886 avevano diritto di veto sull’elezione del sultano. Quando Khālid rifiutò di lasciare il trono, alle 9 di mattina del 27 agosto, i britannici erano già pronti ad attaccare. Dopo due minuti il palazzo era già stato bombardato e alle 9.40 viene dichiarato il cessate il fuoco con 500 vittime tutte zanzibariane e un ferito inglese. 

Ci sono invece guerre che come i rotoloni regina non finiscono mai, ad esempio la guerra dei 335 anni tra i Paesi Bassi e le Isole Scilly, dichiarata nel 1651 e poi evidentemente dimenticata fino al 1986 quando fu firmato un trattato di pace senza che fosse mai fortunatamente sparato un colpo.

Eppure pare che qualcuno abbia battuto questo record, stiamo parlando dei nostri vicini di casa più malcagati cioè la Repubblica di San Marino che per 366 anni è stata in guerra con la Svezia. E tutti ci stiamo chiedendo: ma a San Marino, della Svezia…? E viceversa…???

Il problema è proprio questo, cioè che alla fine della Guerra dei Trent’anni mentre tutti firmavano trattati di pace San Marino e la Svezia immagino si siano proprio dimenticate di essere state in guerra, e la situazione è rimasta tale fino al 1996.

Ma basta parlare di cose tristi: parliamo per esempio del Lichtenstein, che nel 1866 mandò 80 soldati a presidiare il Passo del Brennero, dove rimasero a bere vino e giocare a carte mentre austriaci e prussiani se le davano di santa ragione da tutt’altra parte a quanto pare, e in questa gita si divertirono così tanto che si fecero un amico e se lo portarono in patria. Non è chiaro chi fosse questa ottantunesima persona, alcune fonti dicono un “amico italiano”, altri un disertore, in ogni caso good for them. 

Vorrei concludere con un aneddoto tragicomico: nel 1989 la Moldavia dichiara la sua indipendenza dall’URSS. Di conseguenza la Transnistria, regione a maggioranza russa, decide a sua volta di separarsi dalla Moldavia cercando la protezione di Mosca. La guerra vera e propria scoppia nel 1992 quando la Russia comincia seriamente ad armare e addestrare i ribelli. E questi soldati, che durante il giorno combattevano, di sera si riunivano a bere, diventando amici e addirittura stringendo accordi tra di loro per non spararsi a vicenda.

Viene riportata questa citazione fatta da uno dei soldati: “La guerra è uno spettacolo grottesco. Di giorno spari al nemico, di notte ci bevi insieme. Che roba strana la guerra.”


A spasso nel tempo

di Camilla Magnani

Se potessi scegliere un superpotere vorrei viaggiare nel tempo. Sorpresa sorpresa eh? Ebbene, in Mattatoio numero 5 si parla molto del viaggio nel tempo. Ma, se quello che viene descritto nel liobro è un viaggio sulla linea temporale personale di una sola persona, quello che vorrei io si avvicina un po’ di più a quello del Dottore in Doctor Who o quello di Marty McFly in Ritorno al Futuro. Soprattutto con Marty McFly in Ritorno al Futuro visto che ho sempre avuto un’enorme cotta per lui.

Quindi ovviamente mi sono detta “Beh, ma non sarò l’unica no?”. Il primo articolo che ho letto in proposito mi diceva “Il viaggio nel tempo è possibile. Lo stai facendo anche adesso”. Grazie mille internet. Tra pandemie e guerre in ogni angolo del paese il mio presente e di conseguenza il mio futuro sono esattamente i luoghi più appetibili. NO GRAZIE. Io voglio sapere se posso tornare indietro nel tempo, sposare Paul McCartney e diventare la più grande rockstar mai esistita.

Ma il viaggio nel tempo sarà mai possibile? È mai stato tentato?

Partiamo da ciò che sta alla base del viaggio del tempo: la teoria della relatività. Per dirla in breve, scusatemi scienziati e scienziate la fuori, il tempo può viaggiare a velocità diverse, che dipendono dalla gravità. Più forte è la gravità, più il tempo rallenta. Ad esempio, se degli astronauti oggi si mettessero su una nave spaziale e viaggiassero nello spazio alla velocità della luce, il tempo dentro alla nave spaziale passerebbe in maniera diversa rispetto allo scorrere del tempo sulla terra. Questo fa sì che quando gli astronauti torneranno saranno appena più vecchi di quando sono partiti, ma sulla Terra probabilmente saranno passati decenni. Probabilmente lo sapete già tutti, soprattutto se avete visto Interstellar, ma è sempre giusto rinfrescare la memoria.

Comunque che ci crediate o no, esistono davvero progetti per la costruzione di macchine del tempo. Stephen Hawking, in un articolo sul Daily Mail nel 2010, ammette di non aver mai parlato troppo di viaggio nel tempo nel passato per non essere considerato un folle ma che forse forse un modo di metterlo in atto ci sarebbe.

Per farlo bisogna ricordarsi di tenere in considerazione la quarta dimensione, ossia, la durata del tempo. Citando lo scienziato: tutti sappiamo che la vita dell’essere umano dura all’incirca 80 anni, ma Stonehenge è stata costruita millenni fa e ancora esiste. Quindi, viaggiare nel tempo significherebbe viaggiare attraverso questa quarta dimensione.

E come si fa? Attraverso delle scorciatoie, dei tunnel nel tempo con due aperture, i cosiddetti wormholes, che sono ovunque intorno a noi, anche se non riusciamo a vederli. È tutta teoria, ovviamente, ma io mi fido.

Parafrasando ciò che dice Hawking: nulla è completamente piatto o solido. Anche una palla da biliardo ha delle piccole imperfezioni e così anche il tempo.

Per cercare di capire se qualcuno nel futuro fosse riuscito a percorrere i wormholes, lo scienziato addirittura ammise di aver organizzato una festa per viaggiatori nel tempo non dicendo nulla a nessuno e scrivendo un invito con le esatte coordinate spazio temporali dell’evento. Nessuno si è presentato. Povero Stephen. Ma non se l’è presa eh, in effetti per lui è tutto legato al fatto che il viaggio nel passato crea un problema bello grosso: i paradossi. Paradossi che tutti conosciamo grazie a Doc Brown e che violerebbero le regole di causa-effetto che governano l’universo. La causa accade sempre prima dell’effetto e non c’è modo di invertire questo ordine.

Ma dato che tutto ciò è molto complicato, vi lascio nella trascrizione della puntata l’articolo dove Stephen vi spiegherà tutto, ma se siete curiosi, in sintesi, sì, Hawking dice che sarebbe possibile viaggiare nel tempo. E come possiamo costruire una macchina del tempo? Le uniche cose che ci servono, oltre a Giovanni Muciaccia, sono: un wormhole, un acceleratore di particelle e un razzo molto molto veloce. Fatto?

Un’altra storia interessante che ho trovato è quella di Ronald Mallett, uno scienziato e professore di fisica statunitense, che vuole inventare una macchina del tempo, non solo per la gloria, ma soprattutto per incontrare di nuovo suo padre, morto quando lui aveva solo dieci anni.

Le teorie proposte da Mallett, sembrano avere un fondamento scientifico ed andare d’accordo con Einstein. Anche se ovviamente tutto rimane nel mondo delle idee, sono molti gli scienziati che sostengono che un tentativo di viaggio nel tempo potrebbe dirci qualcosa in più su ciò che potrebbe funzionare.

Mallett, ormai settantenne, sa bene che probabilmente lui non riuscirà mai a viaggiare nel tempo personalmente, ma spera che il suo lavoro di una vita serva a far avanzare la scienza.

I diritti della sua storia sono stati acquisiti da diversi produttori cinematografici e Mallett ha rivelato alla CNN di essere emozionato di poter vedere la realizzazione, almeno sul grande schermo, del suo sogno e poter finalmente riabbracciare suo padre nella New York degli anni 50.

Ma visto che io ho studiato materie umanistiche e quindi, nonostante la fascinazione, io sia completamente inadatta a spiegarvi più di quanto io non abbia già tentato, ora vi racconterò un tentativo di viaggio nel tempo al 100% made in Italy.

Avete mai sentito parlare del cronovisore o cronoscopio? Si tratterebbe di un dispositivo, descritto anche da Isaac Asimov in un omonimo racconto, che permetterebbe di vedere il passato. Una sorta di televisione in cui ogni canale riporta un fatto storico che si può vedere e sentire.

Fantascienza, vero? Ecco, non per il monaco benedettino italiano Pellegrino Ernetti, appassionato di scienza e esorcista ufficiale del patriarcato di Venezia, ha sostenuto di averlo inventato veramente.

Ma andiamo con ordine. Quando padre Ernetti annuncia la creazione del cronovisore lo fa in grande stile. Ci troviamo alla fine degli anni 60, primi anni 70. L’uomo è appena stato mandato sulla Luna, la tecnologia sta iniziando a fare passi da gigante e quindi perché no? Avrei sfidato chiunque a non avere un minimo dubbio. In più padre Ernetti, come dicevamo, dichiara di aver lavorato per anni, a partire dagli anni 50, insieme a 12 importanti scienziati. Per citarne alcuni: Padre Agostino Gemelli (fondatore della Cattolica di Milano), Werner von Braun (che non solo aveva progettato i missili tedeschi durante la guerra, ma che era poi stato a capo del programma spaziale negli Stati Uniti), un premio Nobel Giapponese e niente popò di meno che Enrico Fermi. Tutte persone morte da tempo, o che comunque non avevano molti contatti con il mondo esterno.

Nel 1972 Ernetti rilascia un’intervista a Vincenzo Maddaloni per “La Domenica del Corriere” in cui spiega tutta la faccenda.

Qual è quindi il principio di funzionamento del Cronovisore? Quando un evento accade, la sua essenza non scomparirebbe per sempre ma resterebbe impressa nei luoghi e negli esseri viventi. Nulla si crea e nulla si distrugge. E in questo modo il passato, eternamente presente sotto forma di energia, sarebbe teoricamente recuperabile da una “sfera astrale”. Il cronovisore quindi si connetterebbe con la Terra, in un determinato punto del passato, e sarebbe quindi in grado di recuperare immagine e suoni e mostrarli a chi vuole accedervi.

Ernetti dichiarò di aver visto diversi avvenimenti storici, spesso con altri scienziati a fargli da testimone. Come prima prova recuperò alcuni dei discorsi di Mussolini, poi andò ancora indietro nel tempo per poter assistere a quando Napoleone abolì la Repubblica di Venezia. Poi Ernetti si spinse fino all’Antica Roma dove sentì Cicerone enunciare la Prima Catilinaria ma, visto che stiamo pur sempre parlando di un uomo di fede, ovviamente l’obiettivo massimo Ernetti lo raggiunge quando diventa testimone della passione e crocifissione di Cristo. Addirittura, viene fatta trapelare una fotografia del volto di Cristo.

Tutto questo fu preso talmente sul serio che pare che Ernetti sia riuscito a mostrarle in udienza privata sia al presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, sia al Papa, sia all’Accademia Pontificia.

Ovviamente si scoprì che la fotografia era falsa, anzi, venne fuori che era una foto scattata ad una scultura presente a Todi e, nonostante tutte queste mirabolanti confessioni, nessuno vide mai veramente il cronovisore.

In un altro caso, Ernetti, disse di aver assistito alla Tieste, una tragedia di Ennio, e fu in grado quindi di trascrivere tutte le parti che erano considerate perdute. Ma anche il nuovo manoscritto fu considerato falso dopo un’attenta analisi filologica. Carramba che sorpresa.

Si sono quindi create due scuole di pensiero: una che fa capo a un presunto nipote di Ernetti che disse che il religioso slash scienziato in punto di morte ammise la falsità della foto e della Tieste ma che tutto si basava sulla speranza di crearlo davvero il cronovisore, un giorno.

L’altra scuola di pensiero, secondo me più interessante, si basa su alcune teorie cospirazioniste che sostengono che in realtà il cronovisore esista, ma che sia stato nascosto da governi, servizi segreti e Vaticano per paura che possa cadere nelle mani sbagliate.

Netflix. Mi senti? Vogliamo una serie su questa cosa. 

FONTI:

Il mistero del Cronovisore

Cronovisore – Wikipedia

1972. L’Italia e il mondo si appassionano al presunto Cronovisore inventato da Padre Ernetti, che permetterebbe di vedere eventi passati – 70-80.it

The Legend Of The Chronovisor, The Vatican’s Secret Time Machine

STEPHEN HAWKING: How to build a time machine | Daily Mail Online

Meet the scientist trying to travel back in time

10 Attempts At Time Travel


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