“Ben venga il piacere” e i libri che ne parlano

Serve nel 2022 un libro che parla del piacere sessuale femminile? Sì, assolutamente sì! La dottoressa Giorgia Fasoli, attraverso questo pratico manuale, ci accompagnerà in un percorso di riscoperta personale, per liberarci una volta per tutte dai maledetti stereotipi.

Viviamo in anni in cui il tema del piacere femminile trova spazio in ogni luogo, o almeno così sembra. Quando se ne parla il protagonista indiscusso è il vibratore, che appare sugli schermi del nostro immaginario mainstream nel 1998 assieme a Carrie Bradshaw in SATC, per poi diventare un elemento costante, basti pensare al povero vibratore rosa che Sutton Brady e Jane Sloan si passano da una mano all’altra in The Bold Type, o al vetusto modello di Emily – in Paris, ovviamente – che causa un corto circuito in tutto il quartiere. Pare che non esista più un tabù legato a questo oggetto del piacere, anche su Instagram ne parlano in tanti – come Estetista Cinica che, tra una maschera viso e un fango per drenaggi, non manca di farci vedere i suoi modelli preferiti. Eppure, per quale motivo un profilo come My Secret Case, che fornisce mille preziosi consigli non solo sui vibratori ma sui toys in generale, e che ogni giorno si impegna a scardinare tante credenze errate sulla sessualità, rischia sempre più spesso il ban? La risposta è molto semplice: i toys sono ancora considerati come un ostacolo alla vita di coppia: l’uomo si sente intaccato nella sua virilità e minacciato; le donne, invece, si sentono sbagliate a provare piacere attraverso questi mezzi, soprattutto se consideriamo che l’autoerotismo è ancora visto come un argomento da schivare.

Ecco il motivo per cui è necessario un libro come Ben venga il piacere, che introduce ogni capitolo con una frase ‘stereo-tipica’. A scardinare tanti preconcetti vi è la voce della dottoressa Giorgia Fasoli, psicologa e sessuologa clinica che, come afferma sin dalle prime pagine, ha sempre parlato liberamente di sessualità. Questa sua estrema schiettezza, negli anni, ha sollevato un po’ di disagio ai suoi interlocutor* – anche sessuologi come lei – poiché certi argomenti “sono cose da uomini”. Ed in effetti, sin da piccole siamo state istruite a non parlare di certe tematiche collegate alla sfera della sessualità. Meno che mai a parlare di piacere, del nostro personale piacere. Il motivo lo spiega benissimo Fasoli citando l’Organizzazione Mondiale della Sanità:

«La sessualità è influenzata da fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, giuridici, storici, religiosi e spirituali»

Se non fosse per il contesto che ci circonda, la sessualità sarebbe uno degli atti più naturali di tutti, che deve essere vissuto con libertà, piacere e prima di tutto consenso!

La nostra generazione sta assistendo a un particolare periodo di transito, in cui la società progressivamente si sta aprendo verso temi collegati alla sessualità e al piacere femminile. Tuttavia, portiamo con noi ancora qualche retaggio, derivante soprattutto dai nostri primi anni di vita.

Anche per questo motivo il libro di Fasoli è molto importante. Il testo ci accompagna in un viaggio alla conoscenza di noi stesse, letteralmente – ragazz*, qui armatevi di uno specchietto, vi servirà! Attraverso questo percorso l’autrice vuole farci comprendere che: «sono tutte belle le vulve del mondo». La perfezione anatomica non esiste, nonostante siamo circondate da idee del corpo perfetto. È importante comprendere questo passaggio per godere a pieno del piacere e del nostro corpo. Infatti, come ci conferma Fasoli non accettare il nostro corpo, ritenendolo non conforme agli standard, crea in noi un disagio psicologico che «limita fortemente la ricerca del piacere anche a livello individuale». E sino a quando noi non sperimentiamo in prima persona ciò che ci piace, come possiamo spiegare a terzi le nostre sensazioni?

Il problema è che per troppo tempo si è parlato del desiderio maschile verso le donne, come se quest’ultime fossero una componente passiva, incapace di avere delle proprie pulsioni sessuali e gusti (intesi non solo come ciò che piace ma soprattutto ciò che non piace). Questo spiega il motivo per cui, troppo spesso, le donne nella coppia – a livello sessuale – non si sentono del tutto appagate. Il problema sta nel fatto che questo disagio molte volte non viene esplicitato, poiché alla donna è stato insegnato – dall’ambiente socioculturale che la circonda – a prendersi cura della controparte, soddisfacendo il piacere dell’uomo. Assistiamo a ciò soprattutto durante le prime esperienze, alle quali spesso arriviamo “impreparate”, intimorite e condizionate da tutto ciò che abbiamo sentito da terzi (e da inutili chiacchiere e credenze collettive).

«L’approccio ecologico ci mostra come l’ambiente sociale dove cresciamo e viviamo influenza e cambia il nostro modo di essere, prima da bambine, poi da donne e quindi nelle relazioni interpersonali che intraprendiamo nel corso della vita»

Lo stigma del corpo perfetto ha un peso maggiore in due situazioni che vengono ben descritte da Fasoli.

La prima riguarda le persone con disabilità. Come sostiene l’autrice: «il sesso ha dentro di sé un grande paradosso: per quanto lo si voglia ritenere naturale e istintivo, la nostra società richiede che venga soddisfatto in modalità e forme culturalmente accettate». Per comprendere meglio questa frase basti pensare a quante volte, in un film, vediamo scene di sesso che coinvolgono persone con disabilità? Quasi mai. E quando succede, che reazione suscita in noi? Soprattutto, qual è l’opinione generale sui rapporti tra persone con disabilità e normodotate? Attorno a questo tema vi è ancora tanta chiusura mentale, che viene confermata anche a livello legislativo, dal momento che tutt’ora, nel nostro paese, non vi è una legge che tutela la professione dell’assistente sessuale (O.E.A.S.), ovvero un* specialista che supporta le persone con disabilità di tipo mentale e fisico ad approcciarsi alla sessualità e all’autoerotismo.

La seconda situazione descritta riguarda le donne adulte. Si parla in questo caso di ageismo, definito dall’autrice come: «la versione anagrafica del sessismo». In una società che ci vuole sempre perfette e conformi agli standard (maschili), progredire con gli anni può essere vissuto come un vero trauma. Le narrazioni che poi ci vengono fornite non aiutano. Quante volte, davanti ad una donna adulta, ci siamo sentite dire: “quando arriverai alla menopausa capirai”? Con quel tono misto minaccia e risentimento? La sensazione di “rifiuto” esterno che le donne adulte percepiscono, la riversano anche nella loro personale forma di vivere il piacere, spingendo tante di loro a diminuire, se non cessare, la loro vita sessuale, sia singola che di coppia.

Il libro di Giorgia Fasoli è un manuale denso di informazioni. Non fatevi ingannare dalla dimensione – che non conta, è uno stereotipo! –, perché il suo essere piccolo lo rende l’oggetto perfetto da avere sempre con voi, soprattutto nei momenti in cui la mente gioca brutti scherzi e limita la nostra libertà a causa delle mille pressioni e condizionamenti a cui siamo sottopost* ogni giorno. Impariamo a conoscerci, ad accettarci, ad ascoltarci e a farci ascoltare. Viviamo la nostra sessualità con un po’ di sano egoismo, noi stesse e chi ci sta attorno ci ringrazierà!   

«Anche la strega cattiva di Biancaneve chiedeva allo specchio di vedere la più bella del reame, noi ora chiederemo al nostro specchio di riflettere per noi la bellissima creatura che abbiamo nel nostro regno, tra le gambe»

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