CHE RABBIA!!!

La visione del film Dont’ look up tra le tante riflessioni che ha sollevato, ha reso noto anche un aspetto tipico della nostra società, ovvero la derisione della rabbia femminile, o meglio delle donne che “perdono le staffe”.

Il film “Don’t look up”, uscito nel dicembre 2021, è stato uno dei film più visti degli ultimi mesi. Attraverso una narrazione divertente tenta di aprire gli occhi non solo sulla grave crisi climatica che stiamo vivendo, ma anche sull’indifferenza delle persone davanti all’imminente minaccia di estinzione. Tuttavia vi è un altro elemento che a noi ha colpito particolarmente, e di cui non abbiamo sentito parlare, ovvero il modo in cui il personaggio di Kate Dibiasky e la sua rabbia siano un elemento di ilarità nel corso del film.

In merito, vi è una scena esemplare, ovvero il momento in cui la giovane dottoressa Dibiasky, stanca dell’atteggiamento superficiale della gente, sbotta durante una diretta televisiva (rimarcare che sia giovane non è un caso). La rabbia della scienziata viene considerata da tutti come eccessiva, sia dai presentatori che dal suo professore, il dr. Randall (che non si fa mancare la battuta sui tranquillizzanti che le ha dato dietro le quinte). Da questo momento in poi Dibiasky diventa un meme vivente, oggetto di derisione collettiva.

Questa scena dovrebbe raccontare una finzione del tutto cinematografica, ma purtroppo così non è: le manifestazioni di rabbia da parte delle donne sono costantemente oggetto di derisione.

Definite come sentimentali, irrazionali, pazze, isteriche, volgari, esibizioniste, le donne non hanno mai la libertà di rompere la compostezza tutta femminile che le vede come “esserini perfetti e garbati”, a cui non sono concessi eccessi di nessun tipo.

E le donne stesse hanno interiorizzato questa vergogna verso la rabbia, tanto che spesso la loro è una rabbia silenziosa. Soprattutto perché, di solito, si associa una donna arrabbiata alla bruttezza, e sappiamo tutt* quanto la bellezza e la grazia femminile siano ritenute come un aspetto fondamentale. Le donne che si arrabbiano vengono spesso viste come grezze, volgari, insoddisfatte e odiatrici di uomini. Non per niente lo stereotipo tipico della femminista è quello di una donna brutta e incazzata.

Lo stereotipo si rafforza ulteriormente quando la donna appartiene a delle minoranze, la cui rabbia provocata dalla discriminazione con il passare del tempo si intensifica. Un esempio è il trope delle “angry black women”.

Quella della rabbia femminile da placare è la stessa storia dalla notte dei tempi.

Ne è una prova la vicenda che ha portato alla nascita del vibratore. Oggi è il miglior amico della donna, ma di fatto è un’invenzione tutta maschile. Nato nel 1883, era un dispositivo medico utilizzato per curare le donne che soffrivano di “isteria”, la quale includeva tutta una serie di disturbi fisici, piscologici e psichiatrici che si credeva fossero collegati agli organi genitali, poiché nell’antichità si credeva che tutti i malesseri femminili fossero collegati all’unico organo “utile” della donna.

Deridere la rabbia femminile fa parte delle forme di intrattenimento nazional-popolari. Insomma dai, chi non si ricorda la famosissima baruffa tra Antonella Elia e Aida Yespica all’Isola dei Famosi? Viene ancora presentata come una scena comica, ridicola, che non può non far ridere. “Galline starnazzanti” è il commento più comune, ormai da anni. Ok, il contesto e la forma sono sicuramente potenti fattori di ilarità, ma allora perché non fa ridere in egual modo un conflitto tutto testoteronico tra due uomini? Perché non ce ne ricordiamo nemmeno uno? Perché se Googliamo “litigi isola dei famosi” compaiono in prima battute delle donne?

La questione della rabbia e della sua esternalizzazione la viviamo anche noi tutti i giorni.

Quante volte davanti a un tono di voce più alto ci siamo sentite rivolgere un “sì ma stai calma” di default? Quante volte davanti a una discussione accesa su social avete letto commenti del tipo “sì ma sc*pa di più, almeno ti calmi!”? Quante volte davanti a una risposta più piccata ci siamo sentite chiedere “ma hai le tue cose?”. Quante volte ripensando a una litigata avuta in precedenza ci siamo vergognate davanti a un nostro comportamento più alterato del solito?

Vi siete mai chiest* se la stessa cosa accade alla compagine maschile? Fateci caso. E arrabbiatevi!

Sul tema della rabbia femminile vi consigliamo il libro “La rabbia ti fa bella” di Soraya Chimaly.

Pur non condividendo il titolo, perché esternare la rabbia deve farti star bene e non renderti bella (ma poi bella rispetto a cosa? Agli standard che per anni ci hanno rovinato?), il saggio di Chimaly esorta le donne ad accettare la propria rabbia, ad accoglierla e difenderla e soprattutto a esternarla.

Chimaly sostiene che manifestare la rabbia non solo è liberatorio e salutare, ma genera un cambiamento all’interno di una società in cui vengono esercitate sistematicamente distinte forme di oppressione verso il genere femminile, a partire dalla disparità salariale, dal lavoro di cura, dalla cultura dello stupro e molto, troppo, altro.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...