Roe vs. Wade – La sentenza che ha cambiato l’America

di Federica Caslotti e Margherita Buccilli

Cos’è la sentenza Roe vs. Wade? E perché è così importante nel dibattito sull’aborto negli Stati Uniti? 

Siamo nel 1968: Norma McCorvey ha 22 anni ed è alla terza gravidanza. Non ha avuto un’infanzia facile: l’abbandono del padre, i comportamenti abusanti della madre, le violenze subite anche all’interno della famiglia… A 16 anni è già sposata e incinta della sua prima figlia. Suo marito Elwood è un uomo violento, manco a dirlo, e dopo averlo lasciato Norma si lascia sopraffare dai suoi problemi di alcol e droga. Melissa, la primogenita, viene adottata dalla nonna, nonostante la madre biologica si opponga, mentre la sua seconda figlia, Jennifer, viene data direttamente in adozione. 

Torniamo al ‘68: Norma vorrebbe abortire, ma in Texas l’interruzione volontaria di gravidanza è per lo più illegale. Norma tenta diverse strade, più o meno lecite e altrettanto pericolose, finché non incontra Linda Coffee e Sarah Weddington, le vere fike di questa storia: avvocate e attiviste dei diritti riproduttivi delle donne, le due erano all’attiva ricerca di donne che desiderassero abortire, per portare il loro caso in tribunale. Nel 1970, le avvocate intentano una causa per conto di McCorvey (che nelle carte del processo verrà chiamata Jane Roe per tutelarne la privacy) e di tutte le altre donne “che sono o potrebbero rimanere incinte e vogliono considerare tutte le opzioni”, contro Henry Wade, il procuratore distrettuale della contea di Dallas, dove McCorvey viveva.

Nel ‘70 una prima sentenza da ragione a “Roe” (che, nel frattempo, ha partorito e dato in adozione il suo terzo figlio – anche in questo caso la giustizia agisce lenta mentre la legge condiziona la vita delle persone che la subiscono) stabilendo che il divieto di aborto dello stato era illegale, in quanto violava il diritto costituzionale alla privacy.

Il caso arriva in appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che il 22 gennaio 1973 emette la storica sentenza: con una decisione di 7-2, la legge del Texas che vietava l’aborto viene abbattuta, legalizzando di fatto la procedura a livello nazionale. In quell’occasione, la corte dichiara che il diritto di una donna all’aborto è implicito nel diritto alla privacy, protetto dal 14° emendamento.

L’ordinamento giuridico statunitense, appartiene all’universo dei sistemi di common law: si tratta di quegli ordinamenti, di origine britannica, che creano il proprio diritto basandosi sul sistema del “precedente giurisprudenziale” e non sulla codificazione di leggi e atti normativi (come avviene nei sistemi di civil law che, come il nostro, traggono origine dal diritto romano). 

Nei sistemi di common law la giurisprudenza (I.e. le decisioni dei giudici) è la principale fonte del diritto e, in forza di un tanto, le precedenti decisioni sono vincolanti nella risoluzione di casi simili successivi. 

Il precedente vincolante ottempera il principio dello “stare decisis” che permette di garantire la certezza del diritto, necessita particolarmente importante alla luce dell’assenza di un sistema di norme codificate e strutturate. 

Ciò però non significa che il precedente giurisprudenziale non possa essere messo in discussione o disapplicato.

È infatti possibile che un giudice di una corte superiore rispetto a quella che ha preso la decisione e ha elaborato il precedente, superi la vincolatività di tale decisione attraverso il meccanismo dell’overruling: qualora egli ritenga che la decisione attuata nel caso concreto non sia più applicabile nel presente per il mutamento delle circostanze di fatto o di diritto o dell’interesse pubblico, allora potrà disapplicarlo nella risoluzione del caso di specie.

È comprensibile quindi l’importanza che rivestirà tale decisione con Roe vs. Wade e che, nell’ipotesi in cui venga effettivamente utilizzato l’overruling, verrebbe de-legittimato il diritto all’aborto in quanto la sua applicazione difetterebbe del sostrato normativo.

Se tutto ciò dovesse davvero accadere, la legislazione sull’aborto diventerebbe competenza dei singoli stati, e tutti quegli stati che già oggi sono molto rigidi in materia di aborto pur senza di fatto poterlo rendere formalmente illegale (Texas e Alabama in primis, ma si stima che sarebbero circa la metà di quelli che compongono gli USA) potrebbero impunemente revocare del tutto questo diritto.

Non possiamo sapere cosa succederà nei prossimi mesi: quella trapelata grazie a Politico.com è infatti solo una bozza, e se la Corte suprema dovesse esprimersi non lo farebbe comunque fino a giugno. Quello che possiamo constatare oggi è che ancora una volta abbiamo avuto la conferma che i diritti delle donne non sono mai ottenuti una volta per tutte.


FONTI

Politico.com, Supreme Court has voted to overturn abortion rights, draft opinion shows


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...