Come Lillie Mae Carol Jackson inventò il futuro delle proteste nel mondo

di Rachele Nuti e Martina Da Ros

Lilli Mae Carol Jackson, attivista afroamericana, è la pioniera della tattica della resistenza non violenta alla segregazione razziale, adottata anche da Martin Luther King Jr. e molti altri, tra cui tanti movimenti ai giorni nostri.

Jackson è stata la madre del movimento per i diritti civili. Con sua figlia Juanita, agli inizi degli anni ’30, diede vita alla campagna guidata dallo slogan “Compra dove puoi lavorare”, che spingeva gli acquirenti afroamericani ad acquistare solo in quei negozi dove venivano offerte loro condizioni di lavoro dignitose e dove non venivano attuate pratiche discriminatorie. Il successo di tale campagna da Baltimora si estese nel resto del paese.

Dopo questa iniziativa la fama di Jackson divenne sempre maggiore, tanto che entrò a far parte della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), una delle prime associazioni per i diritti civili negli Stati Uniti, fondata nel 1909 a Baltimora.

Dal 1935 al 1970 fu presidente della NAACP, conquistando tantissimi traguardi fondamentali per i diritti della popolazione afroamericana, tra i quali: l’eliminazione della barriera di colore dalle ammissioni alla University of Maryland School of Law e una politica cittadina che assicurava a tutti gli/le insegnanti delle scuole di Baltimora pari retribuzione. Quest’ultimo traguardo per Jackson fu ancora più importante data la sua professione di insegnante di secondo grado.

Nel 1942 fu nominata membro della prima Commissione interraziale del Maryland e nel 1948 fu eletta nel Consiglio di amministrazione nazionale.

La casa in cui Jackson ha vissuto è diventata un museo. È l’unico museo che porta il nome di una donna e l’unico museo sui diritti civili nello Stato del Maryland.

“Preferirei il diavolo alle calcagna che la signora Jackson. Datele quello che vuole”.

Frase pronunciata dal governatore Theodore McKeldin

 Ma che cos’è la resistenza non violenta?
Come suggerisce il nome, è una tattica di protesta che evita l’approccio violento, preferendo proteste simboliche, disobbedienza civile o non cooperazione sociale e politica.
Jackson visse nel periodo storico delle cosiddette “Jim Crow Laws”, ovvero tutte quelle leggi basate sullo slogan “separati ma uguali” che dividevano la popolazione nera da quella bianca, con diversi svantaggi per la prima (istruzione inferiore o mezzi pubblici non efficienti per esempio). Grazie anche all’intraprendenza attivista di Jackson e di altri appartenenti a minoranze che scelsero la stessa strada per la lotta politica e i diritti civili, si pensi a Gandhi, fu poi possibile per Claudette Colvin e Rosa Louise Parks, di generazioni successive a Jackson, ottenere risonanza mediatica e culturale con la disobbedienza civile e la resistenza non violenta quando si rifiutarono di cedere i propri posti sugli autobus.
La resistenza non violenta e la disobbedienza civile non sono tipiche di un determinato continente, in quanto si possono citare episodi che hanno portato un netto cambiamento sociale in diverse parti del mondo, come l’abbandono di Wave Hill (Australia, 1966-1975), le proteste contro la miniera di fosforite a Virumaa (Estonia, 1987) o la recente rivoluzione popolare in Sudan (2019).
Insomma, la resistenza non violenta è una messa in atto di un comportamento pacifico che mira a riconsiderare le norme sociali, politiche o economiche in atto. Queste prese di posizione, pur cambiando nel tempo e adattandosi a contesti storici, continuano a esistere ed essere portate avanti. 

Fonti: Wikipedia, LCJM Museum, XR


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